Shakti – Svtlo je mrtvý
Da Barcellona, ma con una parte enorme dell’immaginario rivolta all’India, gli Shakti costruiscono un punk che parte da ricordi d’infanzia, colonne sonore di Bollywood, disco indiana anni ’80 e musica classica Hindustani, per poi finire da tutt’altra parte.
Il risultato sta in equilibrio tra post-punk, hardcore storto e bassi incredibilmente ballabili, con chitarre che restano in testa, rullanti secchi e una voce in Marathi che passa dal sussurro all’urlo fino alla risata isterica. La cosa più riuscita è che il disco riesce a essere politico senza diventare pesante: parla di classe, identità, migrazione e rabbia, ma lo fa con sarcasmo, ironia e un gusto quasi teatrale.
È uno di quei dischi pieni di contraddizioni che funzionano proprio perché non cercano di risolverle: feroce e divertente, danzabile e nervoso, nostalgico e completamente contemporaneo.