L'APPUNTAMENTO - OTTOBRE 2026
Intervista a Jackson Reid Briggs (Split System)
a cura di Alberto Canale
Entrando da Flamingo per comprare un disco può capitare di imbattersi nel cantante di una delle migliori band punk australiane del momento. Forse l’Appuntamento nasce proprio da questo: dal desiderio di portare fuori dal negozio, e un po’ dentro casa vostra, quella strana magia fatta di dischi, incontri e coincidenze che ogni tanto succede qui dentro.
Jackson Reid Briggs degli Split System ha fatto spese qui da noi e da lì è nata una chiacchierata volutamente lontana da discografie, biografie sterili e liste di membri di band, e molto più permeata di vita vissuta, musica e motivazioni.
L’Appuntamento di ottobre è la prima finestra aperta su questo imprevedibile negozio.
Buona lettura.
Ci sono già parecchie interviste online e la maggior parte sembra concentrarsi su Arron e sulla scena australiana. Più avanti non riuscirai a sfuggire completamente a una domanda su questo, ma prima vorrei sapere qualcosa in più su di te. In che anno sei nato, in che tipo di ambiente culturale sei cresciuto e chi eri — o cosa facevi — prima degli Split System?
Sono nato il 2 gennaio 1989. Sono cresciuto a Brisbane, in Australia, in una famiglia di cinque persone. Ho iniziato a suonare la chitarra quando avevo nove anni e sono diventato ossessionato dalla musica ascoltando la collezione di dischi dei miei genitori: Stones, Beatles, Bowie ecc. Facevo un sacco di mixtape su cassetta aspettando che passassero alla radio le mie canzoni preferite per poi premere REC.
Il primo ricordo che ho di qualcosa che abbia registrato è quello di me che usavo un piccolo registratore a cassette per incidere cover a cappella dei miei pezzi preferiti del momento.
Alle superiori ho suonato, principalmente la chitarra, in alcune band durate poco. Quando quelle band sono finite, ho smesso di suonare per circa un anno. Poi mi sono praticamente costretto a iniziare a cantare ed è nata una prima versione dei Jackson Reid Briggs and the Heaters. Alla fine sono approdato a Melbourne in cerca di maggiori opportunità musicali.
Ho conosciuto alcuni viaggiatori francesi che mi hanno aiutato a organizzare il primo tour europeo con gli Heaters e ho iniziato ad allargare i miei orizzonti musicali, rendendomi conto che potevo usare la musica come mezzo per entrare in contatto e viaggiare per il mondo con persone che la pensavano come me. La mia compagna, che ora è mia moglie, è serba, quindi passavamo molto tempo lì con la sua famiglia e cercavo quasi sempre di organizzarci attorno anche qualche tour.
Ho conosciuto Arron attraverso le nostre band a Melbourne. Lui ha pubblicato l’ultimo disco di JRB and the Heaters e dopo quello ho più o meno smesso di suonare con la band. Io e la mia compagna avevamo avuto un figlio e, praticamente nello stesso periodo, gli Split System stavano muovendo i loro primissimi passi.
So che hai un rapporto concreto con l’Italia e, a quanto pare, eri persino già stato da Flamingo Records prima che sapessimo realmente chi fossi. Ti va di raccontarci qualcosa del tuo rapporto con l’Italia? Sei anche perfettamente autorizzato a rispondermi che non sono cazzi miei.
Sì! Beh, più o meno. In questo momento sto cercando di trascorrere un po’ più di tempo qui, perché mia madre si è trasferita in Italia. Al momento siamo un po’ tra Serbia e Italia.
Sono venuto in negozio l’anno scorso per dare un’occhiata e mi sono accorto che avevate i nostri dischi!
Collezioni dischi o ami semplicemente suonare? Se sì, raccontaci qualcosa della tua collezione. Se invece non li compri, raccontaci perché non è mai stata particolarmente una cosa tua.
Vado a periodi. Quando ho soldi e un lavoro di solito compro dischi, ma ultimamente ci siamo spostati molto come famiglia e sono stato tra un lavoro e l’altro, quindi al momento la mia collezione è chiusa in un deposito a Melbourne.
Mi piace comprare 7" e LP, principalmente classici punk e rock’n’roll belli potenti, power pop, rocksteady e soul.
Ora che mi sono ampiamente fatto gli affari tuoi, dai qualche coordinata ai nostri lettori italiani che ancora non hanno scoperto la scena punk australiana. Come ti spieghi tutto il fermento attuale? Penso a Legless Records, Stiff Richards, ma anche a band diventate enormi a livello internazionale come Amyl and the Sniffers o The Chats.
Sì, voglio dire, tutte queste band hanno fatto grandi cose per la musica chitarristica in generale. È bello vedere questo tipo di musica tornare su palchi più grandi.
Da Melbourne continuano a uscire moltissime band, ma ormai è da un po’ che non vivo lì, quindi non sono aggiornatissimo su tutto. In Australia ci sono anche molte ottime etichette, come Legless Records, che stanno facendo grandi cose in questo momento.
Diego Curcio — punk rocker, fanzinaro e giornalista locale fallito — mi ha chiesto di farti questa domanda: i Saints e i Radio Birdman muovevano i loro primi passi nel 1974, più o meno nello stesso periodo dei Ramones. In quest’ottica, possiamo sostenere che sia stata l’Australia a inventare il punk?
Direi di sì! Probabilmente dipende da che continente ti trovavi!
Il vostro EP del 2025 No Cops In Heaven / Pull The Trigger è uno di quei singoli che, almeno per me, conserva ancora la carica esplosiva del primo punk, aggiungendo però una prospettiva leggermente più politica. Il punk oggi è soltanto un genere musicale o mantiene ancora una carica sovversiva? Si può suonare questa musica senza abbracciare la controcultura che la accompagna?
Penso che, nella sua essenza, se non viene suonato con il cuore oggi sia abbastanza evidente. La comunità che continua a creare legami in tutto il mondo, in questi tempi difficili, dimostra che è davvero molto più di un semplice genere musicale.
Domanda stupida: ho organizzato concerti per parecchie band australiane e, visto che a me fanno sempre domande su pasta e pizza, ti becchi la domanda che faccio a ogni australiano: AC/DC, sì o no?
Sì, ma solo l’era Bon Scott.
Dopo tutti i dischi, i tour e le stronzate che comporta stare in una band, cosa ti fa ancora venire voglia di continuare?
Per me sono soprattutto la comunità e andare in tour. È quasi impossibile spiegare la gioia che provo nel ritrovare vecchi amici dopo anni senza vedersi e sapere che siete tutti lì per la stessa ragione e con lo stesso scopo.
Dedizione al rock’n’roll!
Puoi comprare i dischi degli Split System nel nostro store.
Adori il punk australiano? Non perderti la nostra selezione!!
----------------
GENOVA NOISE(XT)
di Massimo Perasso
"Time To Get It
Before You Let It Get To You
Here He Comes Now
Stick To Your Guns And Let Him Through"
Avete mai ascoltato Teenage Riot dei Sonic Youth, contenuta nell'album Daydream Nation del 1988? C'è una generazione nata negli anni Settanta che la considera un inno epocale, una canzone che ha smosso gli animi e ha contribuito a far imbracciare gli strumenti a centinaia di ragazzi. Dura poco meno di sette minuti ed è quella che si può definire la canzone noise rock per eccellenza. L'inizio ipnotico che sembra non partire mai, una struttura sghemba, voci che si rincorrono, dissonanze malvagie. E poi quell'attacco in cui la batteria anticipa il ritmo che avrebbe battuto per tutti gli anni Novanta.
Teenage Riot era anche il nome di una band di ragazzini genovesi che, all'inizio degli anni Novanta, imbracciò gli strumenti con un unico obiettivo: fare la maggior quantità possibile di casino con gli strumenti elettrici. La loro avventura non fu semplice, ma decisero caparbiamente che quella era la strada giusta da percorrere. Poco dopo si ribattezzarono Noisext e iniziarono a riversare nella loro musica tutto il disagio possibile.
Genova, però, in quegli anni respirava un'aria diversa. La città provava a reinventarsi dopo il boom delle Colombiadi, riscoprendo il centro storico come patrimonio turistico da vivere e preservare dalle ruspe. Ma i caruggi non erano soltanto un laboratorio multiculturale dove reggae e ragamuffin convivevano con nuove comunità immigrate. Erano anche una polveriera sociale che sarebbe esplosa negli scontri del luglio 1993, quando i comitati cittadini per la "legalità" si scontrarono violentemente con i nordafricani. Una pagina oggi quasi dimenticata della storia recente della città (e che se non conoscete potete leggere qui)
I Noisext, però, guardavano altrove. Il loro disagio era più personale che urbano. Le orecchie erano puntate verso New York, metropoli sfaccettata e disturbata, dove gravitavano Swans, Unsane, Cop Shoot Cop, Helmet e, sul versante più accessibile, gli stessi Sonic Youth.
La band iniziò a frequentare il sottobosco musicale genovese insieme ai Sarcoma, altro gruppo di disagiati che purtroppo non ha lasciato nulla da poter riascoltare oggi. E mentre i Sensasciou riempivano le piazze con il loro ragamuffin e diventavano la colonna sonora di una Genova dalle ambizioni multiculturali, l'alternative rock iniziava lentamente a trovare spazio. Arrivarono gli Age, i Laghisecchi, i genitori di quello che oggi definiremmo indie, anche se allora non avevano alcun problema a distorcere le chitarre. O i più "crossover", come si diceva ai tempi, Codice Metropolitano e Nolider.
I Noisext capirono presto che non c'era trippa per gatti. Troppo particolare quello che stavano cercando di proporre. Era difficile trovare fonici preparati che capissero cosa avessero in mente, impossibile trovare un pubblico disposto ad affrontare tanto rumore. Del resto presentarsi con riferimenti come White Noise dei Cop Shoot Cop, l'esordio degli Unsane o Strap It On degli Helmet significava quasi garantirsi un invito ad andare a quel paese.
Registrarono così un demo al Forte Guercio di Alessandria con l'amico Maki e ne spedirono una decina di cassette in giro per il mondo. Dieci cassette che partono da Genova e una che finisce al PO Box 1689 di New York. A ritirare quella posta c'è Peter Kenis, giornalista e critico musicale con una piccola etichetta tostissima chiamata PCP Entertainment, che aveva già pubblicato dischi di Chrome Cranks, Railroad Jerk, Lubricated Goat, Slug, Motorhead Bug e, ovviamente, Unsane.
Kenis rispose con una lettera entusiasta e propose alla band di pubblicare un 7 pollici utilizzando alcuni brani del demo. Nasce così Welcome To My Head, pubblicato nel 1994 e diventato negli anni un autentico oggetto di culto. In quattro pezzi i Noisext dimostrano di poter giocare ad armi pari non solo con i newyorkesi, ma anche con Jesus Lizard, Cherubs, Shellac e Surgery.
La promessa era chiara: tornare presto in studio per registrare il vero album d'esordio. Peter li inserì persino nella compilation PCP Generics, insieme al meglio del catalogo dell'etichetta. Quell'album, però, non arrivò mai. I Noisext si sciolsero senza lasciare altre tracce, con la promessa mai mantenuta di far ascoltare al mondo quello che avrebbero potuto diventare.
Ma questa, per fortuna, è una storia a lieto fine.
Fabio, cantante e uno dei due bassisti della band, dopo più di vent'anni rientra dalla porta principale della musica genovese. E trova una città completamente diversa. Genova nel frattempo ha fatto pace con il suono potente e alternativo, pur restando uno degli avamposti italiani del reggae. Sono arrivati il punk, lo stoner, lo sludge, generi che non sono poi così lontani dall'universo Noisext. Ci sono concerti dove i fonici non hanno paura delle chitarre troppo forti. Fonici che, se dici "Swans", sanno esattamente cosa intendi.
Quel senso di incompiutezza che si trascinava dagli anni Novanta forse può finalmente trovare una conclusione.
Fabio prova a coinvolgere musicisti della città, ora teoricamente più affini al suo sentire. Chiama gli UT, che portano avanti la bandiera degli Shellac a Genova e nascono dalle ceneri dei fantastici Cut Of Mica. Prova anche a coinvolgere Riccardo, anche lui ex Cut of Mica e ora nei Gert. Contatta Cesare dei CRTVTR, oggi nei Monteverde. Tutti a malincuore declinano l'invito dell'entusiasta Fabio. Curiosamente le prime prove le fa con Alberto degli Small Thing, nonché fondatore di Flamingo Records. Ma dopo qualche mese la sensazione è sempre la stessa di trent'anni prima: gli unici a capire davvero quella musica sono i suoi vecchi compagni.
Così, uno dopo l'altro, tornano all'ovile. A spizzichi e bocconi, ma tornano.
Con loro arriva anche Enrico Meloni, batterista con decine di gruppi alle spalle, dagli psichedelici Ikitan ai doom metal Expiatoria. La macchina Noisext riparte davvero. Flamingo Records e Taxi Driver decidono entrambe di dare una mano a pubblicare quella promessa rimasta sospesa dal 1995.
Rimane un ultimo problema: chi può registrare due bassi, una batteria ipnotica, cupa e cavernosa, chitarre figlie di Teenage Riot e una voce disturbata senza cercare di addomesticarle?
La risposta, per chi frequenta l'underground genovese, è quasi scontata: Berna.
Anche lui arriva dai Cut Of Mica e oggi suona nei post punk Yalda. È uno di quei fonici che cercano il suono tagliente prima della perfezione. Una specie di incrocio tra Steve Albini e Jack Endino: poca spesa, tanta resa. Solo pochi mesi prima aveva registrato l'esordio dei Gert, "A che punto è la notte?", e "Resonare" degli UT. Le orecchie erano già perfettamente allenate.
Finalmente tutto è in linea: la band, il fonico, le etichette, il pubblico. Perfino la città.
Ed eccolo qui: S/T, il debutto dei Noisext. Un debutto arrivato con trent'anni di ritardo, che attraversa decenni di trasformazioni di Genova, una città che da fuori sembra sempre uguale e che invece, nel frattempo, è cambiata profondamente.
Puoi trovare S/T in vinile e CD nel nostro store.